Il ruolo genitoriale durante l’adolescenza

Nella triade degli ordini di educatori specifici (genitori, insegnanti e istituzione), che hanno indiscutibilmente un ruolo fondamentale nella crescita del ragazzo a partire dall’infanzia sino all’età adulta, i genitori occupano il primo posto incontestabilmente.
È d’attualità la questione spinosa del ruolo genitoriale rispetto ai ragazzi in età adolescenziale, occupanti quella fascia d’età compresa tra i 14 ed i 16 anni, anche se possiamo aggiungere tranquillamente qualche anno in più.
Quante domande…
I quesiti dei genitori, sulle modalità migliori per interfacciarsi con i loro figli adolescenti, sono davvero molteplici e d’ogni sorta. Dubbi esistenziali sorgono per quanto riguarda le amicizie dei figli, per la paura che imbocchino strade ambigue, per la possibilità che insorgano atteggiamenti violenti, la paura per un eventuale uso di droghe, incomprensioni familiari, mancanza di comunicazione, figli che si chiudono i sé stessi e per l’impossibilità di trovare anche solo degli argomenti in comune.
Come se non bastasse, aleggia anche lo spauracchio della società, che ormai è troppo diversa da quella alla quale i genitori erano abituati, troppo veloce ora e piena di tecnologia incomprensibile.

Tutti argomenti, questi, molto validi a suscitar notevoli paure, specie se riguardano i figli.
Un corpo che si trasforma
Non bisogna dimenticare innanzitutto che in adolescenza, o meglio età puberale, concorrono parecchie trasformazioni a livello fisiologico, il corpo dei ragazzi subisce una trasformazione profonda e rapidissima, il corpo di un bambino diviene un corpo adulto, anche mentalmente, con tutte le necessità che ne conseguono.
Di solito alle prime schermaglie tra genitori e figli la tendenza oggi è quella di dare maggior comprensione, tenute presenti le reali necessità del ragazzino che attraversa l’età puberale, anche se quasi sempre questa comprensione si attua, a livello di comportamenti dei genitori, sotto forma di una maggior indulgenza e tolleranza.
A parer mio questa indulgenza finisce per essere considerata e recepita dal giovane, come un atteggiamento giudicante fortemente negativo. questo avverrebbe perché, se è vero che il giovane si batte per i suoi ideali, non è affatto detto che questi siano in linea con le esigenze reali.
In genere un giovane, proprio per la sua indole impulsiva, difficilmente riesce a porre l’attenzione alle conseguenze a lungo termine. Sarebbe invece davvero utile a livello educativo dimostrare comprensione verso i giovani, quando essi falliscono, anche di fronte a tematiche che riguardano le loro esigenze assolute (alimentazione, socialità, libertà).

L’approccio dialogico
L’adulto ha un compito fondamentale rispetto all’adolescenza, quello del dialogo educativo. Dobbiamo sempre ricordare che l’incontro più fruttuoso si ha tra il giovane fallito nei suoi ideali che chiede aiuto, quindi aperto al colloquio, ed un adulto ormai maturo nei suoi ideali che può aiutare il ragazzo, individuando il giusto connubio tra le sue esigenze soggettive con quelle concrete e realmente possibili, come anche prospettando di accettare i propri fallimenti senza sminuire la serietà degli ideali del ragazzo.
Come ultimo avviso vorrei fare riferimento ai genitori come dei buoni esempi da seguire e roccia su cui poggiare. Questa peculiarità genitoriale facilita le cose ai ragazzi, oltre a rendere il loro cammino più sicuro, equilibrato e virtuoso, allontanando il pericolo che si avvicinino ad una realtà non davvero concreta ed autentica.